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ROMA (Reuters) - Secondo un sondaggio diffuso oggi dall'Automobile Club d'Italia, la prima causa di stress alla guida per gli automobilisti italiani sono i conducenti "scorretti", considerati più insidiosi del traffico o delle multe.
Per il 52,7% degli automobilisti intervistati per il sondaggio, sono la prima causa di stress, seguiti a pari merito (49%) dal traffico, dalle code e dalla scarsa presenza di parcheggi.
Meno avvertito, il problema degli "improvvisi guasti meccanici" (21,9%) o quello delle multe (10,9%), o anche di "piccoli incidenti" (7,2%). Il questionario dell'Aci era a risposta multipla, e non viene indicato il numero di persone intervistate.
"L'insofferenza crescente verso la maleducazione alla guida degli altri conducenti, più che per un imprevisto come un guasto o un piccolo incidente, è una ulteriore dimostrazione di come la sicurezza e la tranquillità di quanti si mettono al volante in questi giorni vadano perseguite soprattutto sul piano della prevenzione e della formazione di una sana cultura della guida", dice l'Aci.
Per questo l'Automobile Club d'Italia afferma che "solo la presenza visibile e tangibile di una pattuglia delle Forze dell'Ordine, finalizzata alla prevenzione prima ancora che alla repressione, sia un efficace deterrente per ogni comportamento pericoloso e non conforme al Codice della Strada".
Che cos'è la paura? La paura è un'emozione che appartiene all'uomo, ma anche ad altri animali. È come un campanello d'allarme, una reazione dinanzi ad un pericolo, ma, a differenza degli animali, per l'uomo la paura riveste un valore ambivalente, oscilla tra istinto ed elaborazione culturale e si colloca nel cuore della nostra vita psichica divenendo un determinante fattore di crescita o d'involuzione. Basta osservare le diverse espressioni che utilizziamo per parlare della paura: paura di crescere, paura di amare, paura del futuro, paura del nulla, paura del prossimo, paura di noi stessi. Allora che ruolo gioca la paura nella sfera psichica individuale. Attraverso quali dinamiche psichiche l'individuo affronta, controlla, rielabora o subisce la paura? Quando e secondo quali modalità essa sconfina nella patologia? Come possiamo imparare a non avere paura della paura?STUDENTESSA: La paura fa parte della nostra vita quotidiana, ma quando e perché oltrepassa i suoi limiti e diviene patologia?
OLIVERIO FERRARIS: La paura è una delle emozioni fondamentali con cui noi nasciamo e che, come ogni emozione, ci serve per strutturare il nostro mondo, la nostra vita. Chi dice di non avere paura è semplicemente un incosciente, perché corre moltissimi rischi. Però non bisogna lasciare che essa superi certi limiti e che diventi invasiva, perché la si contrasta individuando i modi per fronteggiarla. Se noi pensiamo di poter avere un controllo su certe situazioni, la paura diminuisce lasciando spazio alla razionalità che interviene per trovare i modi di soluzione. Invece in certe situazioni la paura finisce per essere terrore, soprattutto quando pensiamo di non avere vie d'uscita. È importante dunque che si impari fin da piccoli a valutare i modi per fronteggiarla, che sono tanti e diversi. Quando un bambino è molto piccolo si affida alle sue figure di attaccamento. Poi man mano che cresce deve imparare a contare su sé stesso.
STUDENTE: Quando, la paura della morte, è presente nella vita psichica di un individuo?OLIVERIO FERRARIS: In realtà tutte le paure originano da quella paura fondamentale, dalla consapevolezza che noi siamo persone finite e che un giorno moriremo. Questo è l'elemento irrisolvibile che crea tutte le altre paure. La soluzione consiste nel rassegnarci all’idea di doverci preparare a questo evento ultimo, accettando la propria condizione di esseri che nascono e che muoiono. Dobbiamo proiettarci in un sistema più vasto, perché noi facciamo parte del genere umano. Dovremmo mantenere un pizzico di quel senso di onnipotenza che appartiene ai bambini nei primi anni di vita. Un bambino pensa di non morire, pensa che muoiano gli altri, poi, man mano, si rende conto che anche per lui la morte è inevitabile.
STUDENTESSA: In che modo il singolo individuo esorcizza le proprie paure?
OLIVERIO FERRARIS: Non c'è un modo particolare. Molto dipende dall'età, dall'esperienza e anche dalle caratteristiche individuali. C'è chi si rifiuta di pensarci, chi invece la sfida continuamente per sondare i suoi limiti; è il caso di chi pratica discipline sportive che spingono l’individuo al limite del possibile. Ecco, c’è chi affronta il rischio per vedere quanto egli sia è forte e quanto possa osare. Poi ci sono altri modi basati sulla razionalità, sulla strategia. Per esempio nella storia antica vi è una differenza tra il coraggio fisico di Achille e quello razionale di Ulisse. Quest’ultimo, quando si trova nella grotta di Poliremo, accetta che il ciclope mangi alcuni dei suoi compagni, senza lasciarsi prendere dal panico, perché egli ha una sua strategia. Così come ci sono tante forme di paura, ci sono altrettante forme di coraggio. È necessario che la paura sfoci nel coraggio, che non è incoscienza, perché il coraggio è qualcosa di calcolato e non sempre si manifesta nello stesso modo. Di volta in volta, valutando la situazione, si può attuare una forma di coraggio che consista nel prendere immediatamente un’iniziativa, così come invece richieda la capacità di saper aspettare il momento giusto per reagire.
STUDENTESSA: È possibile trasmettere le paure per contagio?
OLIVERIO FERRARIS: La paura è molto contagiosa, perché noi siamo degli animali gregari che vivono in gruppo e se qualcuno individua una minaccia, la trasmette agli altri attraverso segnali specifici. Scatta l’allarme che, spesso, anziché venire elaborato al fine di trovare una soluzione adeguata per fronteggiarlo, si trasforma in panico incontrollabile. In caso di incendio all'interno di uno spazio dove siano radunate moltissime persone, come uno stadio, una sala cinematografica o un teatro, coloro che si trovano in prossimità delle uscita di sicurezza si precipitano fuori, mettendo in agitazione coloro che invece sono collocati più in dietro. Se in questi casi ci si limita alla reazione istintiva, allora assistiamo alla tragedia di chi viene calpestato, di chi viene colto da malore, e così via, se, invece, pensiamo alla strategia migliore, che è quella di aspettare che i primi escano rapidamente dalla sala e che gli altri aspettino qualche secondo, la tragedia sarebbe evitata. Ma questi comportamenti debbono essere insegnati. È per questo che, in alcuni locali, vengono effettuati delle simulazioni di crisi, per poter sondare il modo migliore per consentire l’evacuazione dell’edificio senza che vi siano danni alle persone.
STUDENTESSA: Noi sappiamo che condividere le paure con altri ci aiuta a superarle. Quindi condividere la paura è un bene?
OLIVERIO FERRARIS: Si. Raccontarsi le paure spesso significa esorcizzarle. Esistono delle paure che, per alcune persone, non hanno alcuna soluzione e la disperazione di fronte a questa consapevolezza spesso può venire alleviata, se non addirittura rimossa, dalla condivisione con gli altri della paura stessa. È quanto è accaduto nei campi di concentramento, dai quali non c’era via d'uscita, ma la possibilità di stare insieme agli altri aiutava nei momenti critici.
STUDENTESSA: Molte persone, per paura di affrontare la realtà, si adeguano ad essa. Secondo Lei, questo conformismo, deriva dalla paura di essere sé stessi?
OLIVERIO FERRARIS: Si. Ci sono persone che preferiscono adeguarsi, conformarsi al gruppo piuttosto che esporsi a sostenere una tesi non condivisa dalla collettività. Questo perché l’idea di rimanere soli aumenta il livello di paura e di ansia. Soltanto chi è sicuro di sé ha il coraggio di portare avanti un’idea che ritiene giusta. Ecco perché il coraggio è qualcosa che si costruisce nel corso di tutta la vita a partire dai primi anni; esso è indispensabile per la costruzione della stima di sé. Due persone che hanno vissuto le stesse situazioni difficili di vita, potrebbero averle vissute in maniera completamente diversa e, in genere, le vive meglio chi ha dei punti di riferimento, chi al di fuori sa di avere degli amici che contano su di lui, chi ha una notevole stima di sé, chi ha una visione abbastanza ottimistica nella vita per cui pensa che le difficoltà, per quanto gravi, possano essere superate. Chi invece non è riuscito nel corso della vita a maturare una personalità tale, allora pensa di non poter fare nulla in prima persona, perché secondo lui è l'ambiente che decide e che regola la vita degli individui.
STUDENTESSA: Quindi c'è bisogno sempre e comunque dell'appoggio di un'altra persona?
OLIVERIO FERRARIS: In effetti chiunque dovrebbe avere sufficiente sicurezza in sé stesso per riuscire a fronteggiare le difficoltà da solo pur sapendo che da qualche parte ci sono delle persone che la pensano come lui. Crescendo l’individuo interiorizza una serie di sicurezze e di conoscenze della realtà, tali da spingerlo all’elaborazione di strategie di comportamento valide.
STUDENTESSA: Lei nel Suo libro ha scritto che le donne tendono a manifestare la paura più degli uomini. Perché accade questo e come cambiano le paure dall'uomo alla donna?
OLIVERIO FERRARIS: Si, per una questione in gran parte di tipo culturale. Mentre la donna, fin da bambina, può manifestare le proprie paure senza che scattino, da parte del gruppo, meccanismi inibitori, lo stesso non si può dire per il maschio che deve invece celare le proprie paure, viverle e risolverle in silenzio perché questo è indice di forza.
Ciò nonostante non significa che gli uomini non vivano delle emozioni; hanno soltanto imparato a non manifestarle, perché questo sarebbe una prova di debolezza. In questo senso direi che le donne sono più avvantaggiate perché, oltre che poter esprimere le proprie emozioni liberamente, possono parlarne liberamente per superarle.STUDENTESSA: In molti casi potrebbe essere anche l'ignoranza una delle cause della paura?
OLIVERIO FERRARIS: Si. È il caso di chi, trovandosi di fronte ad una situazione complessa, non ha elementi per risolverla, perché sin da piccolo non gli sono stati insegnati dagli educatori. Ecco, che, subentrano allora le superstizioni. Malinowski, a proposito di una popolazione di pescatori, racconta che quando essi andavano a pescare in laguna adottavano appropriate tecniche di pesca, mentre, prima di andare in alto mare, facevano dei riti magici. Questo accadeva perché non avevano una tecnica in grado di fronteggiare quel tipo di ambiente e dunque contavano sul fato, sulla superstizione. È qui che gioca l’ignoranza.
STUDENTESSA: Secondo Moravia la coscienza è paura, l'incoscienza è coraggio. Lei è d'accordo con questa affermazione?
OLIVERIO FERRARIS: No. Non sono d'accordo. A mio avviso l'incosciente non è coraggioso, ma una persona che non vede il pericolo e per questo rischia molto. Potrebbe anche andargli bene, ma allora, anziché contare sulla ricerca della soluzione di quel pericolo, si affida alla fortuna che, però, non sempre è dalla nostra parte.
STUDENTESSA: Si può dire che per l'individuo, crescendo, la paura diventi sempre più astratta?
OLIVERIO FERRARIS: In un certo senso è così. Ogni età ha le sue paure. Il neonato alla nascita ha paura dei rumori forti, del dolore, ma non del buio, perché viene da un luogo buio. Avrà paura del buio intorno ai due, tre anni, perché si sarà abituato alla differenza luce/buio, dunque capirà che al buio ha un minore controllo della realtà. Quindi ha la paura non del buio, ma nel buio. Un bambino di due o tre anni non ha ancora paura dei mostri, perché non ha abbastanza fantasia per rappresentarseli, mentre un bambino di quattro o cinque anni incomincia già a avere paura dei fantasmi, dell'uomo nero e così via. A quattro o cinque anni incomincia a sentire parlare di morte e comincia a farsene una prima idea, soprattutto in caso di morte di una persona che lui conosce o anche di un animale a lui caro. A sette o otto anni può cominciare ad avere paura degli incidenti, dei ladri, oppure delle punizioni. Un adolescente invece sviluppa paure inerenti al suo rapporto con gli altri. Egli deve essere più autonomo, deve fronteggiare tutta una serie di situazioni sociali, spesso ha paura di fare una brutta figura in determinate occasioni. Si tratta di paure sociali per un ambiente che ancora non controlla bene, perché anche in questo ambito bisogna acquisire delle competenze. E man mano che si va avanti si impara. Più si conosce, in genere, più la paura diminuisce. Maggiore è la conoscenza e minore è la paura. L’esperienza insegna, anche se talvolta è traumatizzante. Prendiamo il caso di un individuo che ha assistito ad una rapina. È probabile che egli sviluppi un trauma per rimuovere il quale si debbano mettere in atto alcune tecniche specifiche. Perché questa è un'altra caratteristica della paura: più si lascia passare il tempo, più c'è il rischio che s'ingigantisca a causa della nostra immaginazione. È questo che ci differenzia dagli animali, perché mentre loro vivono nel presente rispondendo istintivamente a uno stimolo, noi, in più, abbiamo la capacità di rielaborare mentalmente le esperienze, di collegarle tra loro o, come nell’esempio, di ingigantire un problema.
STUDENTESSA: Secondo Lei qual'è la differenza tra angoscia e paura?
OLIVERIO FERRARIS: L’angoscia è qualcosa di molto diffuso che dipende dalle paure di natura esistenziale. Per esempio, se io ho paura dell’aereo usufruirò, per viaggiare, di un altro mezzo di trasporto, se ho paura dei luoghi chiusi o troppo affollati, preferirò quelli all’aria aperta. Queste sono strategie. Però, se, la paura è nella mia psiche, come la paura costante della morte e del pericolo in generale, allora è incontrollabile e, per questo, nessuna strategia sarà in grado di eluderla. L’unica via d’uscita potrebbe essere quella di convogliare questo tipo di paure su un unico aspetto dell'esistenza, in modo da poterlo controllare e quindi risolverle.
STUDENTESSA: Vedere rappresentata in televisione la paura della morte può avere su di noi un effetto catartico oppure no?
OLIVERIO FERRARIS: Spesso la rappresentazione cinematografica e anche teatrale della paura serve a far uscire fuori le nostre, a liberarcene. Se le paure sono lì, non sono dentro di me. Dipende dalla capacità dell’artista di renderla catartica. In genere tutti questi film sulla paura, questi film horror, vogliono avere un po' questa funzione. Una persona si specchia nelle proprie paure, però intanto è seduto in una poltrona, sa che non gli può succedere niente, poi esce e si libera. Purché la rappresentazione di queste paure non sia eccessiva e con dei tagli terrificanti, altrimenti alcune persone potrebbero rimanere traumatizzate o addirittura praticarla per sortirne gli effetti in prima persona. È sempre una questione di misura. Per questo, dicevo, dipende dalla capacità del regista.
STUDENTESSA: La psicoterapia cerca di aiutare l'individuo a superare le proprie paure, ma con quali metodi?
OLIVERIO FERRARIS: Ci sono vari metodi. Intanto bisogna vedere se è una paura localizzata e superficiale, legata a un trauma specifico oppure se è una paura di tipo esistenziale, più profonda. Nel caso in cui si cada da cavallo e si abbia paura di rimontare in sella, la terapia è abbastanza facile, perché ci si riavvicina al cavallo, con cautela, senza però lasciar passare troppo tempo. Se invece, dietro a quella paura, che sembra specifica, c'è un problema esistenziale, un'insicurezza di fondo, una mancanza di autostima, allora si ha a che fare con un problema più grave e dunque la terapia psicologica consisterà nel risalire all’origine di questo stato di crisi.
http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=899
I comportamenti collegati all’attrazione sessuale non deriverebbero dal cervello, ma dall’organo olfattivo chiamato organo vomeronasale. È la conclusione a cui sono giunti i ricercatori americani dell’Howard Hughes Medical Institute di Boston, in uno studio sui topi pubblicato dalla rivista “Nature”. Secondo l’indagine, modificando il funzionamento di questo organo una femmina inizia a comportarsi come un maschio nel gioco del corteggiamento. I circuiti neurali che governano i comportamenti tipicamente maschili o femminili sono gli stessi per entrambi i generi. Se una femmina si comporta come tale è invece per effetto dell'organo vomeronasale, che capta i feromoni, molecole odorose che stimolano il cervello e influenzano la sessualità. La ricerca promette di aprire una nuova finestra sui meccanismi neuronali che sottostanno alle differenze di genere negli animali e forse anche negli uomini, anche se nella nostra specie il ruolo dei feromoni resta controverso e il senso eletto dell’attrazione sembra essere più la vista, che l’olfatto.
Wow, è una delle domande alle quali è sempre molto difficile dare una risposta; per prima cosa si pensa sempre :” è carina, ma ne vale la pena? Tanto mi dirà sicuramente di no…” questo è quello che frulla nella testa del 90% dei ragazzi. Però cosa fare? Come risolvere l’amletico dubbio? …lasciarsi andare al rischio della figuraccia o rimanere seduti magari rimpiangendo l’occasione sciupata?
Chissà quanti di noi hanno provato queste sensazioni… e chissà anche quante volte ci è andata male… ma in fondo l’approccio giusto è il passo fondamentale per far capire ad una persona come siamo, e in un certo senso, cosa cerchiamo. Non mi fraintendete… non è che spudoratamente ci si presenta con “Stasera da me o da te?” con il sorrisino marpione… ma comunque sicuri di se stessi e forti delle proprie qualità , presentatevi e attaccate bottone! Personalmente le frasi fatte “ciao scusa che ore sono?” “scusa hai da accendere?” stanno veramente a zero.
Piuttosto un “ciao, non ti ho mai visto in questo locale? Prima volta?” Sarà banale, ma per rompere il ghiaccio aiuta. Anche se in discoteca funziona sicuramente meglio l’approccio già in pista senza tante parole iniziare a ballare insieme Molto più facile è conoscere una ragazza nuova se viene introdotta nella compagnia… allora lì forti della vostra appartenenza al gruppo si risulta sicuramente più simpatici e “alla mano” .
Sarà anche più semplice nel corso della serata avere qualche momento in più per fare 2 chiacchiere da soli e vedere se le idee e i caratteri combaciano un po’. Essere se stessi è sempre la cosa principale… l’apparire, può contare all’inizio, ma in fondo se dietro alla bella faccia non c’è un gran cuore non si va da nessuna parte.
M.C. Un ragazzo che mi attira... innanzitutto mi prende per il suo sguardo quindi se vedo che mi osserva cerco di giocare con gli sguardi... quando mi guarda faccio sì che lui veda che lo guardo, sorrido, e distolgo lo sguardo... poi non mi muovo più di tanto cerco di fargli capire dove sono ma se lui non si muove lascio perdere... anche se tuttavia sono anni che non mi interessa cercare qualcuno. Dopotutto ho sempre lasciato spazio al destino. Peccato che nel momento in cui io debba fare qualche scelta vada in tilt... cmq per me in quanto donna nel corteggiamento vale il gioco di sguardi e la sua prima mossa anche se dicono oggi come oggi che raramente i boys si muovono.




Era dicembre,e dopo esserci conosciuti anni prima sull’autobus che ci portava a scuola, avevamo da qualche mese iniziato a frequentarci in compagnia. Una ragazza incredibilmente bella, occhi di ghiaccio e movenze da vera principessa.
Una sera come ultimamente capitava, andai sotto casa sua e al mio squillo sul cellulare lei scendeva prontamente da casa per fare 4 chiacchiere.
Ricordo la mitica 500 amaranto metallizzato di mia madre, che guidavo praticamente solo nel weekend, era parcheggiata proprio sotto casa sua e io lì ad aspettarla.
Scese bellissima e sconvolta allo stesso tempo. La felpa grigia col cappuccio le stava un incanto e io cominciavo veramente a non capire più nulla. Seduti in macchina chiacchieravamo sempre per ore, ormai conoscevamo a memoria la sequenza delle canzoni della musicassetta perennemente in PLAY nell’autoradio, ma quella sera non fu così. Il profumo suo profumo era forte e penetrante e non fu facile rimanere indifferente ai racconti della giornata. Ma dopo pochi minuti gli sguardi si fecero più intensi, i movimenti più lenti e delicati e l’imbarazzo lasciò il posto alla curiosità. Così, senza fretta ne paura ci ritrovammo l’uno accanto all’altro.
I lineamenti si distesero, gli occhi si socchiusero e le labbra si avvicinarono pronte per la loro tenera e innocente danza. Un piccolo bacio, appena sfiorato. Gentile e leggero. Dopo poco un altro, e un altro ancora. Il dolce movimento mi porta a perdermi in un turbine di emozioni nuove ma sempre uguali, la cerco e lei è lì pronta ad emozionarmi ancora. Le labbra si ritrovano ma la tenerezza lascia spazio alla passione; i baci sono intensi e corposi, la labbra si irrigidiscono pronte al nuovo scontro, le bocche si socchiudono dandoci la possibilità di scambiarci l’amore vivo in noi… lungo, pieno ed interminabile istante… l’autoradio continua a suonare ma non la sento più, fuori la neve scende copiosa, ma non ho freddo. I vetri sono appannati, il cuore batte forte, e spero che questo momento non finisca mai
ricordi… l’estate è l’inverno dopo i 22 iniziano a portare con sé i ricordi… specialmente se sono finiti i 3 mesi di vacanza liceale, specialmente se il lavoro non lascia molto spazio alle vacanze…eccolo il ricordo che riaffiora, lacera, emoziona. E più ricordi nascono più la situazione peggiora… si vede il tempo scorrere tra le dita e gli anni volare via, come il vento all’improvviso. E tutto ciò che c’era Non c’è più… tutto ciò che ci aspetta potrà diventare un ricordo… ed ancora la vita che vola mi fa paura… soprattutto quando è il momento di scegliere, soprattutto quand’è il momento di crescere."Puoi svegliarti anche molto presto all'alba, ma il tuo destino si è svegliato mezz'ora prima di te." Detto Africano.
Chi non perdona gli altri distrugge il ponte nel punto in cui anche lui deve passare." Proverbio Africano.
"Si vive una sola volta. E qualcuno neppure una." Woody Allen (1935), attore e regista americano."Vivi come se tu dovessi morire subito, pensa come se tu non dovessi morire mai." Giorgio Almirante (1914-1988), politico italiano.
"Non provare mai a fingerti migliore di quello che sei." Eric Ambler (1909-1998), scrittore inglese.
Questa mattina ero in vena di citazioni trovate qui e là in internet. Tutte informazioni sagge, vere, molto spesso incredibilmente REALI. E tra una citazione e l'altra per divertirsi un po' vi lascio il link del "libro che risponde alle tue domande" e dei test di personalità. divertenti per passare un quarto d'ora particolare.
http://www.cartoline.it/libro_che_ti_ascolta_cartoline.htm
http://www.cartoline.it/testpersonalita1.htm

un po' quanto l'alba sulla spiaggia o i tramonti del mare. Loro infatti hanno un senso, a volte, solo se si è al fianco di chi si ama davvero;http://video.libero.it/app/play?id=0aee64a601bc908b21631501a645be27.
perché il vero amore arriva una volta sola e lasciarlo sfuggire è un peccato, è fatale. Ma l'amore, quello vero, non muore mai, resta in fondo al cuore e non è mai tardi per ripensare a come va vissuto.
Einmal ist keinmal
ovvero
che ciò che avviene solo una volta è come se non fosse mai accaduto..
