martedì 14 settembre 2010

Miss Italia 2010 è Francesca Testasecca.


La 19enne di Foligno è stata incoronata ieri sera da Sofia Loren dopo una 'finalissima' a tre in cui è stata scelta tra Giulia Nicole Magro, Miss Veneto, e Giulia Di Quinzio, la giovane abruzzese eletta Miss Eleganza. Francesca Testasecca riporta la corona in Umbria dopo 48 anni.

Nata il 1° aprile 1991, la più bella d'Italia è alta 1,74, ha capelli neri e occhi azzurri. Diplomata all'istituto tecnico turistico, ha le idee piuttosto chiare: vorrebbe fare l'assistente di volo oppure iscriversi a un corso di recitazione per diventare attrice.

Fonte: Adkronos

lunedì 13 settembre 2010

Look into my eyes

Guardami negli occhi,
mi leggerai nell'anima.

Guardami negli occhi,
saprai calmare ogni mia ansia,
leggere ogni mio pensiero.

Guarda nei miei occhi,
scoprirai giorno dopo giorno, quant0 è bello vivere,
sorridere,
credere nell'eternità dei vent'anni.

Guardami negli occhi,
solo così, imparerai ad amarmi.

Tutte le verità su come affrontiamo un esame in facoltà...


Cadenza progressiva di eventi antecedenti un qualsivoglia esame 'grosso' :

30 giorni prima.
Comincia la lettura del libro/dispense. La cosiddetta, 'prima passata'.

24-28 giorni prima.
Si cerca di acquisire dei ritmi. si ha un vago senso di ottimismo e soddisfazione. La prima settimana va liscia che è una meraviglia.


20-24 giorni prima. Il fine settimana è libero. La seconda settimana ricomincia...Ogni tanto ci si concede anche un'uscita la sera senza fare tardi, ogni tanto anche facendo tardi.


14-20 giorni prima. Prima fase del 'sto indietro, cazzo'. Dalla fine della seconda settimana iniziano i primi, latenti segni di psicosi. Risulta evidente che, pur avendo letto tre quinti del programma, il tempo comincia a stringere.Tocca accelerare, per forza. Comincia la spirale autodistruttiva.

8-14 giorni prima. Seconda fase del 'sto ancora indietro, cazzo'. Il programma sembra allungarsi giorno dopo giorno. Nascono difficoltà, incomprensioni, frustrazioni. Alla fine della terza settimana arriva la consapevolezza che mancano circa otto giorni. L'effetto è quello di un frontale col tram. E' il panico. Mancano ancora diversi capitoli.
Cominciano processi di abbattimento di autostima.


6-8 giorni prima. Fase dei cambiamenti d'umore. All'inizio della quarta settimana saltano fuori i più assurdi imprevisti: influenze, matrimoni, parti, improbabili incombenze burocratiche, di tutto.
I cambi d'umori passano da tre volte al giorno (mattina/pomeriggio/sera, variabili sull'incazzato/depresso/iperproduttivo) a tre volte all'ora. Si va da fasi di profonda sicurezza (ce la faccio, ce la faccio, so potente, ora studio, ce la faccio) ad abbattimento (è la fine, sono fottuto, cazzo, non ce la faccio) ad autocommiserazione (sono un coglione, non è possibile, è da tre settimane, ma come ho fatto).

4-6 giorni prima. 'Fase fotofobica/irritabile/cefalica'. Tra i quattro e i sei giorni prima si comincia a trascurare ogni forma di vita, inclusa la propria. Si sviluppa fotofobia, irritabilità, cefalea, ed andare a prenotarsi costa un'enorme fatica.


3-4 giorni prima. Fase 'sto alla frutta'Le crisi di stanchezza si fanno drammatiche e si alternano a fasi di iperproduttività, anche perchè se il meccanismo autorigenerante del panico ha attecchito a dovere, l'unica cosa che vi lascia tranquilli è ripetere all'infinito, possibilmente fino alla perdita di coscienza. Promettete che mai più, mai più vi ridurrete in questo stato. Poi ci pensate un attimo e pensate, beh, meglio non promettere.

3 giorni prima
. Fase 'non so niente'. Tre giorni prima è il momento cruciale. Si decide se si andrà o no. Esistono pochissime persone al mondo che si sentono preparate, tre giorni prima, Se si decide di andare fino in fondo, si autoproclama lo 'scontro finale', un improbabile prova di resistenza fino alla sera/notte/mattina finale.

2 giorni prima. Fase dell'apprendimento al 200%.
Se ci sono ancora cose mai ripetute, si acquisisce un bonus nell'apprendimento del 200%: una capacità di memorizzazione inaudita vi permetterà di imparare cose che, nella vita quotidiana, impieghereste mesi. Il tutto al prezzo di una stanchezza e di una psicosi ormai franca.

Il giorno prima. Fase del 'Ovvio che NON non ci vado'.
Sono i momenti in cui, con più accanimento, vi chiederete perchè diamine avete fatto sta facoltà (solitamente la mattina dell'esame siete troppo distratti per pensarci).
Se riuscite a tenere i nervi saldi, magari arrivate vivi all'esame.
In realtà, il momento migliore, in assoluto, resta la mattina.
Voi e i vostri occhi, quei cinque secondi in cui davanti lo specchio vi rendete conto che si, è la mattina, è proprio quella mattina, mentre vi preparate, è il momento, pensate, l'adrenalina alle stelle, il rimbambimento, la consapevolezza che, dovrà passare pure 'sta mattinata tra qualche ora, e che speriamo andrà bene, insomma.

Se l'esame finito e passato la sensazione per tutta la giornata è di una leggerezza meravigliosa con una grinta incredibile per finire tutti gli esami....

Ah, gli esami.



Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/giuliaconti/blog#ixzz0zRCATAx7

venerdì 10 settembre 2010

FUTURI INSEGNANTI: novità dal decreto Gelmini...


Novità in arrivo per chi decide di diventare insegnante. Le Ssis, Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario, lasceranno il posto a un nuovo percorso -- con lauree specifiche abbinate a un anno di tirocinio direttamente in classe -- che prevede tra l'altro che il numero dei nuovi docenti sia deciso in base al fabbisogno, per far fronte al problema del precariato. Continua a leggere questa notizia
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E' quanto ha annunciato oggi il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in occasione della firma del Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti, aggiungendo che tra le novità ci sarà anche una maggiore attenzione all'inglese, alle nuove tecnologie e ai ragazzi disabili.

"Il primo obiettivo (del nuovo Regolamento) è evitare l'insorgere di un nuovo precariato", ha detto Gelmini nella conferenza stampa di presentazione del Regolamento. "Dobbiamo pensare anche al futuro, ormai abbiamo l'obbligo di proporzionare la formazione alla definizione dei fabbisogni della scuola".

Il ministro ha annunciato che saranno istituiti dal 2011 accessi a numero chiuso ai corsi universitari come Scienze della formazione, con un limite pari al fabbisogno della scuola più un ulteriore 30%, destinato anche a coprire il fabbisogno delle scuole paritarie.

"Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell'Italia e sostituiamo alle vecchie Ssis un percorso di lauree magistrali specifiche e un anno di tirocinio co-progettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal sapere al saper insegnare", ha spiegato Gelmini in una nota diffusa dal ministero.

Recentemente le dichiarazioni del ministro Gelmini -- sull'impossibilità di assorbire tutti i 220.000 lavoratori precari della scuola -- avevano provocato aspre polemiche da parte degli stessi lavoratori e di una parte del mondo della politica. Poco dopo il ministro aveva detto di stare lavorando con le Regioni per fare in modo che almeno una parte di questi precari venisse assorbita.

"I posti vacanti sono 20mila, su 220mila precari", ha aggiunto oggi la Gelmini, che si è detta fiduciosa riguardo alla possibilità di assorbire nel sistema scolastico nell'arco di 6-7 anni, grazie a un buon numero di pensionamenti, i restanti 200mila, per i quali "al momento non c'è lavoro" nella scuola.

L'opposizione di centrosinistra ha però contestato le stime del ministro, sostenendo in un comunicato che i tagli imposti all'istruzione rendono irrealistica l'ipotesi di assorbimento.

"Il ministro Gelmini confonde le acque sui numeri e sui tempi", ha detto in un comunicato Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd. "Cancellando le cattedre e i posti di lavoro, infatti, sono diventati soprannumerari, gli stessi insegnanti di ruolo che vanno a rioccupare i posti dei colleghi pensionati".

NUOVE REGOLE

Il nuovo Regolamento prevede che per insegnare nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria sia necessaria una laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso, che venga aumentata la parte di tirocinio a scuola e che sia previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie.

Inoltre, "per rispondere meglio alle esigenze dei ragazzi disabili", il Regolamento inserisce in tutti i percorsi gli insegnamenti finora riservati ai soli futuri insegnanti di sostegno, in grado di consentire a tutti i docenti di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.

Per diventare insegnanti nella scuola secondaria di primo e secondo grado, sarà necessaria tra l'altro la laurea magistrale ad hoc (a numero programmato, basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie), completata da un anno di tirocinio formativo attivo (475 ore di tirocinio a scuola, di cui almeno 75 dedicate alla disabilità, sotto la guida di un insegnante tutor).

Per quanto riguarda i tirocini, "gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate che ospiteranno i tirocini (...) e avranno anche funzione di controllo e di verifica sui tirocini", spiega il ministero nella nota.

Secondo il ministero, il Regolamento tra l'altro sostituisce al sistema Ssis strutture più snelle, evitando costi per il sistema e per gli studenti e abbreviando di un anno il percorso di abilitazione per la scuola secondaria.

e per chi si sta laureando adesso????????DOBBIAMO INVENTARCI IL DA FARSI???? Tutto in forse tutto in probabilmente... a che anno potrò iniziare ad insegnare, a 60 anni???????????????? :( :(



L’Adi, Associazione Docenti Italiani, attacca gli insegnanti precari

“I docenti precari non hanno ideali né valori”

A loro viene attribuito il pericolo di una “mutazione antropologica”






Di Vincenzo Brancatisano



30 NOVEMBRE 2006 – Alcune frasi di un documento prodotto dall’Adi, l’Associazione docenti italiani, sono secondo noi poco condivisibili. L’analisi dell’Adi sull’“implosione della professione docente” e sulla “precarizzazione e proletarizzazione della docenza”, offre importanti spunti di riflessione e sarebbe stupido non coglierli. Ma addossare sui precari della scuola, che sono vittima di una sfruttamento sociale senza uguali, perpetrato peraltro dallo Stato, è ingiusto e diffamatorio oltre che mortificante. Affermare che i precari “non hanno ideali”, che “non si spendono”, che la loro autonomia è un “kit di sopravvivenza”, che “hanno una scarsa opinione del proprio lavoro”, che “non riescono a percepire l'insegnamento in termini di fedeltà a dei principi e a dei valori”, che “sono portati ad autodifendersi, assumendo atteggiamenti utilitaristici che evitino che i costi del mestiere superino i benefici” è frutto di una distorsione della realtà da parte di chi non si rende conto di quanta dedizione e di quanto spirito di sacrificio ci sia tra i precari e di quante decine di migliaia di insegnanti di ruolo si alzano al mattino per andare a scuola con la consapevolezza che non faranno niente in classe, semplicemente perché non vogliono fare un emerito c…o, o perché non sanno neppure da dove cominciare. Il precariato scolastico produce tutte le conseguenze negative tipiche del precariato, alcune delle quali ha fatto bene l’Adi a enunciare. Per evitarle esiste un solo modo: evitare l’abuso dei contratti a termine, cioè lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Sono tanti i lavativi nel mondo del precariato scolastico, anzi sono tantissimi. Sono tantissimi coloro che dovrebbero fare un altro mestiere. Identica è la situazione riscontrabile tra il personale assunto a tempo indeterminato, buona parte del quale è entrata in ruolo grazie ai corsi abilitanti degli anni ’70-80. Allora non è questo il punto. Eppure si arriva a dire che “se questi atteggiamenti e comportamenti, che sono oggi dominanti nell'anomalo e abnorme mondo del precariato, dovessero invadere un intero ricambio generazionale, saremmo di fronte a una vera e propria mutazione antropologica del ruolo dell'insegnante: una tipologia docente che si è lasciata alle spalle tutti i modelli formatisi e susseguitisi nelle precedenti fasi storiche”. Il precariato è un problema, anzi è un dramma, una tragedia, dunque occorre evitare che si formi il precariato. E se l’insegnante di ruolo non facesse finta di ammalarsi specie negli ultimi anni della propria carriera (e non solo) eviterebbe di contribuire alla nascita del precariato e dei precari, i quali si ammalano di meno se non altro perché il contratto collettivo – molto in linea con l’uguaglianza sancita dalla Costituzione – perpetra la discriminazione anche sul piano del diritto alla salute. Se non si ammalasse costantemente e puntualmente il 15 giugno di ogni anno in occasione degli esami di Stato (lo fa da decenni impunemente) il “ruolino” non contribuirebbe all’arrivo nelle aule di supplenti chiamati a salvare il sedere a una scuola lasciata in braghe di tela dai “ruolini” tanto pregni di ideali e di “attaccamento alla funzione docente”. Ci sarebbero meno precari e meno precariato se i docenti di ruolo non perpetrassero (con la complicità dei sindacati di cui si fa finta di pigliar le distanze) i famigerati passaggi di cattedra; se non affollessero, pur essendo di ruolo, quelle graduatorie permanenti tanto disprezzate; se non prendessero in ostaggio per anni e per decenni cattedre lasciate alle supplenze perché si preferisce, per anni e per decenni, fare il sindacalista, il sindaco, l’assessore, il parlamentare, il viceministro e il ministro; se non si rendessero complici di quello straordinario strumento devastante per la qualità degli apprendimenti rappresentato dai corsi di riconversione in materie in cui si è incompetenti rilanciati anche quest’anno dalla legge finanziaria detestata a giorni alterni, cioè quando conviene; se non si abbandonasse la cattedra di sostegno di ruolo per passare sulla disciplina. Ci sono insegnanti precari che sono andati in pensione senza essere riusciti a passare di ruolo, a tanti altri succederà la stessa cosa. Saranno dei fannulloni – se sono dei fannulloni – nella stessa misura in cui lo sono – quando lo sono – i docenti di ruolo. Ma a loro – gli invisibili sfruttati dello Stato – deve andare il massimo rispetto.


http://www.vincenzobrancatisano.it/articoli/adicontro.htm

Poi ci chiamano bamboccioni...


Un articolo de Il Sole 24 ORE (Milano: S24.MI - notizie) ha messo ha in luce come nel nostro Pese ci sia un alto tasso di disoccupazione che si abbatte sui laureati di 28 anni senza specializzazione.

Secondo i dati Istat un giovane su 4 non trova lavoro, mentre secondo i dati forniti da Datagiovani nonostante il 36% dei nuovi posti di lavoro riguarderà gli under 30, l’occupazione si polarizzerà intorno a due figure: quella dei laureati iperspecializzati, e quindi con master, corsi all’estero, conoscenza di lingue straniere e quella dei giovani non laureati, con un titolo di studio professionale, ma pronti a svolgere un lavoro tecnico, artigiano o agricolo, che si sono formati sul campo, o nei laboratori artigiani.

Perché la disoccupazione? Perché trovano lavoro più facilmente i non laureati piuttosto che i laureati? La risposta va cercata nelle tradizioni del nostro Paese. La crescita del Pil in Italia è legata all’andamento delle esportazioni, ovvero di quei prodotti che hanno reso il nostro Paese famoso in tutto il mondo come la Ferrari, o la mozzarella di bufala, il Grana Padano o la moda.
Come dimostra il centro Studi della Confindustria, le imprese cercano giovani che siano pronti a imparare quei mestieri cha hanno contribuito al Made in Italy. Altrimenti sono ricercati quelli laureati con conoscenze specifiche nel campo della finanza, della logistica, del marketing della gestione aziendale.

Un altro fattore che gioca a favore della disoccupazione è il fattore tempo. Coloro che si laureano a 28 anni senza però alcuna esperienza lavorativa, senza un master e senza la conoscenza delle lingue, sono destinati a rimanere “bamboccioni” e quindi a casa con mamma e papà oltre i 30 anni in quanto le imprese, per poter competere sui mercati internazionali, non hanno bisogno di neolaureati trentenni senza competenze specialistiche o privi di capacità manuali e tecniche. Altro fattore importante il tipo di lavoro... un laureato in lingue ad esempio che lavoro può fare a parte l'insegnante? Segreteria forse... dopoutto manca tutta la pratica di amministrazione, ragioneria, o quant'altro...

Purtroppo però questa pare essere la tendenza di questi anni: i giovani restano per parecchi anni in università, si laureano tardi e si fanno mantenere dai genitori. Anche se, come la sottoscritta non si fa mantenere è dura trovare un lavoro nel proprio campo.... e comperare una casa... dove trovo 1. un lavoro a tempo indeterminato 2. 250.000 euro??? e come fa una donna a mettere al mondo dei figli o sposarsi??

In pratica, in Italia ci si laurea troppo tardi e non va bene nemmeno il tipo di laurea, quella generalista senza una vera specializzazione in qualcosa.
Ciò che conta è saper svolgere lavori manuali, imparare a fare un mestiere come una volta. Non importa se siano mestieri intellettuali o manuali, non importa se si è laureto o se il titolo di studio è inferiore, quello che importa è essere capaci a fare un mestiere senza averci messo troppo tempo per impararlo.

giovedì 9 settembre 2010

Ti tradisce o meno? Questione di reddito (secondo gli americani...)

8 SET ­ La fedeltà maschile? Dipende dal conto in banca della sua partner.
Se lei guadagna di più di lui, quasi certamente dovrà aspettarsi tradimenti continui dal maschio con il reddito inferiore al suo.
Che la stabilità della coppia fosse basata sul denaro, si diceva da tempo. Ma fino a oggi, era comune pensare che tutto dipendesse dal portafoglio dell’uomo: il maschio ricco e piacente tende a procurarsi più occasioni per scappatelle e flirt vari. Invece no, uno studio scientifico sovverte questo schema.Quanto conta il denaro nella coppiaL’indagine che collega il tradimento maschile alla maggiore disponibilità economica della donna, si intitola "Gli effetti della disparità economica sull’infedeltà tra uomo e donna" ed è stata presentata all’ultimo meeting annuale dell’American Sociological Association. "Sembra un paradosso, ma è così", spiega Christin Munsch, giovane sociologa della Cornell University e autore dello studio, "ma per le donne accade esattamente questo: più sono dipendenti economicamente dal partner, meno rischiano di essere tradite".I risultati dello studio, che ha preso in considerazione coppie sposate e conviventi tra i 18 e i 28 anni, sono inequivocabili: gli uomini totalmente a carico delle donne sono 5 volte più propensi a tradire la partner, rispetto a quelli che guadagnano più o meno quanto la donna.I motivi del tradimentoMa perché questi uomini, dipendenti economicamente dalla partner, tradiscono di più? "Potrebbe dipendere da un certo grado di insoddisfazione", aggiunge la Munsch, "che li rende tristi e più propensi a cercare svaghi all’esterno della coppia. O ancora, dal fatto che l’immagine tradizionale di maschio che porta a casa da vivere per tutta la famiglia, nel loro caso, vacilla".E le donne? Che cosa accade, nella coppia, quando è la donna a essere totalmente o per la gran parte a carico dell’uomo? In questo caso, tutto secondo "copione": secondo lo studio, le nullatenenti hanno il 50% di probabilità in meno di tradire rispetto alle donne che guadagnano quanto il loro partner; un dato che sale al 75%, se il raffronto è con le donne che portano avanti da sole, o in prevalenza con il loro stipendio, la coppia.

Redazione Staibene.it ­ 2010

mercoledì 8 settembre 2010

MODA: cosa prepararsi per il prossimo inverno?


Le fashion victims sono già a caccia delle cose invernali da possedere assolutamente, quelle che poi saranno sempre presenti per tutta la stagione. Grazie alle anteprime delle sfilate e alle prime vetrine già con le nuove collezioni, qualche idea ce la siamo già fatta. Di seguito un elenco di capi o colori o tessuti da avere per essere alla moda, poche cose ma fondamentali. Non serve prendere grandi firme, ma basta cogliere i suggerimenti.


Tessuto
Se parliamo di tessuti, il velluto è il padrone, tantissimi pantaloni (aderenti ed elasticizzati quelli di Pinko a costine sottili) in questo tessuto pratico e adatto a tutti i giorni se a coste più o meno sottili oppure diventa molto elegante per la sera se è liscio. Un pantalone per il giorno e uno per la sera.

Maglia
Per la maglieria la lana grossa che compone maglioni oversize (D&G li ha fatti vero modello tirolese), morbidi, caldi che cadono sino a metà coscia mentre la si usa anche per i vestiti ma tessuta sottile e in sovrapposizione, abito senza maniche + pull lungo sono i più usati. Quindi un bel maglione con maniche morbide assolutamente da avere o in color cammello o in bordeaux e bianco sono i must dei must.


Giubbotto
La pelle vera oppure in eco pelle per i giubbotti sportivi, che fanno molto Top Gun con zip e anche bordi in maglia, se volete esagerare la pelle effetto stropicciato in marrone scuro.


Sciarpa
Sciarpe di ogni tipo e tessuto, da quelli più pregiati a quelli meno ma tutte molto lunghe oltre che larghe, lisce o con frange o inserti, in tinta unita o fantasia, il collo deve essere coperto quindi, anche con gli ‘scalda collo’, da avere.

Pellicce
Qualcuno inorridirà, lo so, ma sappiate che ci sono tante eco pellicce belle che sono morbide e non uccidono nessun animale. Bordi ai vestiti, ai cappotti, anche ai maglioni o alle giacche. E potete anche applicarli voi, col fai da te.


Calze
Le calze vanno mostrate, ma non sono più quelle trasparenti, sottili, sexy, sono i calzettoni della nonna, da mettere in vista con i sandali invernali. Colorate, a coste, appena sopra la caviglia o un poco più su e in colore contrastante. Da avere, il vantaggio è che costano poco.

Fantasie
Comprate qualcosa di scozzese, ma non nei colori originali, e per la gioia di alcune le stampe animaliér, leggi Roberto Cavalli, una cintura ci vuole assolutamente.


Gonne
Le gonne alla moda strizzano l’occhiolino agli anni ’50: o a ruota per evidenziare la vita (Tommy Hilfiger ne ha diverse) oppure a tubo sotto il ginocchio con lo spacco dietro.

Mocassino
Il mocassino con il tacco (Prada e Fendi) però, anche colorato o classico e il tacco non necessariamente sottile, una cosa però che è sparita sono le punte eccessive nelle scarpe, ricord

Come vedete ci vuole poco, quindi andate a curiosare negli armadi se avete queste cose e poi andate a vedere se riuscite a trovare quello che vi manca, magari farete voi da trainatrici delle vostre amiche nella scelta delle cose, comunque chi primo arriva…


Fonte:



FONTE http://www.amando.it/moda/abbigliamento/must-have-autunno-inverno-2010-2011.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_content=newsletter_articoli&utm_campaign=newsletter_2010-09-08

Il cuore non ha ragione

E' inutile cancellare qualcosa dalla mente....

se ormai l'hai incisa,

nel cuore...

giovedì 26 agosto 2010

Le infradito deformano i piedi: 200mila persone ogni anno messe ko delle «flip-flop»

Comode e pratiche in spiaggia ma pericolose per la salute. Ciabattine e sandali infradito possono provocare danni alle dita e ai muscoli delle gambe. E sono meno salutari persino del «mitico» tacco 12. A rivelarlo è una ricerca del servizio sanitario britannico, costretto a sborsare 40 milioni di sterline l’anno (cioè quasi 48 milioni di euro) per curare oltre 200mila pazienti messi ko dalle infradito. Anche perché, secondo il sondaggio realizzato dall’azienda Mbt, ben 15 milioni di persone indossano le flip-flop almeno una volta nei mesi estivi e una donna su cinque afferma di possederne un paio o più di uno. Eppure secondo i medici le ciabattine tendono a deformare di chi le indossa, a causa della loro forma particolare.



UNA TORSIONE MALSANA - Spostando l’appoggio sull’esterno del piede anziché sul tallone e provocando danni a lungo termine non solo alle dita, per via del prolungato sfregamento, ma anche ai muscoli delle gambe, con un dolore diffuso che interessa stinchi e polpacci. Conseguenze cui va poi aggiunto il rischio «inciampo», che provoca storte alle caviglie e talora delle vere e proprie fratture, dovute alla mancanza di stabilità sui terreni accidentati. «Quando si cammina con le flip-flop – ha rivelato al Corriere della Sera Mike O’Neill, portavoce della Society of Chiropodists and Podiatrists – si tende a far scorrere il piede verso l’interno, mettendo tutta la pressione sull’alluce e a lungo andare questa rotazione costante indebolisce la caviglia, mentre la mancanza di supporto delle infradito può causare dolore ai tendini del piede e della parte inferiore della gamba, con ripercussioni anche sugli stinchi. Non solo. Se non si è abituati a portarle, possono anche scatenare delle dolorosissime vesciche».


LA PRESSIONE SULLE PUNTE - Per non parlare del fatto che, siccome il piede non ha una corretta stabilità, le dita si danneggiano in quanto si tende a fare pressione sulle punte, arcuandole, per non perdere la presa con le ciabattine. Eppure, spesso le infradito sono utilizzate come calzature versatili da portare ovunque. Numerosi turisti effettuano le loro escursioni nei siti archeologici indossando le flip-flop. In questo modo oltre a rischiare di scivolare sulle superfici accidentate, si espongono i piedi al rischio di tagli, graffi e unghie sanguinanti. Basta un nulla infatti per inciampare su una pietra o perché il piede sia pestato da un’altra persona. Per non parlare delle persone diabetiche, che si ammalano più frequentemente ai piedi di quelle sane a causa del ridotto afflusso di sangue agli arti inferiori.


MAI GUIDARE IN CIABATTE - Ma spesso le ciabatte sono utilizzate anche per guidare. Un’abitudine che può essere pericolosa, in quanto il piede può scivolare dal pedale durante la frenata, come ammonisce una seconda ricerca inglese realizzata dalla Sainsbury’s Car Insurance. Che ha rivelato un incremento del numero di persone che si mettono al volante con le infradito o addirittura a piedi nudi. Come scrive il sito web sify.com, dalla ricerca di Sainsbury risulta che un automobilista su cinque ha rivelato di indossare ciabatte o essere scalzo alla guida. E questo in particolare nel luglio scorso, quando c’è stata una crescita degli incidente di oltre il quattro per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. E le flip-flop sono rischiose anche secondo Peter Rodger, responsabile degli esami di scuola guida dell’Institute of Advanced Motorists, un’associazione inglese in prima linea per aumentare la sicurezza
COME SCEGLIERE LE FLIP-FLOP? - «Il tuo piede può scivolare fuori dalla ciabattina, soprattutto mentre stai frenando – ha spiegato Rodger al Daily Express -, e di conseguenza scorrere via dal pedale. Ma anche guidare a piedi nudi è sconsigliato». Tra i suggerimenti degli esperti c’è inoltre quello di diffidare dalle ciabattine da pochi euro. Come scrive il sito tifeoweb.it, «le flip-flop non si dovrebbero comprare a caso, ma dovrebbero rispettare alcuni requisiti per essere sicure, tra cui quello di piegarsi bene nella zona del metatarso se afferrate per le due estremità: qualora si pieghino a metà è sconsigliato l’utilizzo». «Le infradito sono universalmente diffuse perché sono facili da indossare – fa il punto Emma Supple, consulente podologa per Mbt -, ma bisogna essere consapevoli del fatto che un uso prolungato sulle superfici dure può causare problemi di varia natura agli arti inferiori».


IL DECALOGO DEI MEDICI USA - Non a caso l’Associazione dei Medici Podologi Americani (Apma) ha stilato un decalogo sui comportamenti da adottare e su quelli da evitare quando si indossano le infradito. In primo luogo è importante scegliere il modello giusto, meglio se in pelle e di marche certificate per scongiurare il rischio vesciche; inoltre, è consigliabile cambiarle ogni anno, soprattutto se si notano segni di usura; infine non vanno assolutamente messe se si ha intenzione di svolgere lavori pesanti, compiere lunghe camminate o praticare attività sportiva. «Solo perché sono delle calzature divertenti, ciò non significa che siano anche salutari – ha dichiarato al Corriere la dottoressa Kathleen Stone, presidente dell’Apma – e la moderazione è la regola generale che vale sempre, e a maggior ragione in questo caso, visto che è bene ricordare che la maggior parte delle infradito in commercio non andrebbe indossata a lungo durante il giorno».


(Pietro Vernizzi)



http://www.ilsussidiario.net/News/Curiosita/2010/8/18/RICERCA-INGLESE-Le-infradito-deformano-i-piedi-200mila-persone-l-anno-messe-ko-delle-flip-flop-/3/106587/

Un Consiglio per la propria autostima

Ora fermati davanti allo specchio

Guardati negli occhi

Ripeti: Sei tu, la persona più importante che conosco e di cui mi posso fidare.

Credici.

martedì 24 agosto 2010

8 - 14 agosto... SARDEGNA!





Finalmente la tanto bramata Sardegna!!! Quant'è bello il mare laggiù? L'isola di Peter Pan è davvero meravigliosa...




Nessun ricordo in particolare, la spiaggia rosa, la spiaggia del principe, la costa smeralda, tanto tanto pesce, la super-smart a noleggio e tanto tanto relax... peccato per il volo del rientro.. che paura!!! Il volo più pauroso del mondo a causa delle innumerevoli perturbazioni che hanno colpito l'Italia il 14 agosto...


La Sardegna del nord, la tanto nominata COSTA SMERALDA, ogni giorno una spiaggia differente, ogni giorno un mare paurosamente bello...
Poi Porto Cervo, Porto Rotondo, ... bei posti per pochi eletti, comunque belli.
L'anno prossimo Sicilia e poi Sardegna del Sud, oramai è deciso... una settimana e una settimana...
Duro però il rientro... studio, lavoro, allenamento e tantissime cose da fare troppe tanto che il tempo da dedicare a me ed alle mie amicizie è davvero troppo poco tant'è che da settimana prossima ho deciso di impegnarmi e prendere tempo qui e la per rivedere coloro a cui tengo...
Ora provo a dormire, sono ben troppo stanca ma posso farcela... e da mercoledì riniziano gli esamiii all'uni!! TROPPO BREVE L'ESTATE, TROPPO PICCOLA LA PACCHIA :(
A presto!!



Lagòlonga

Eccoci di nuovo a bordo della deriva più bella del mondo... l'orsetta filante!!! Il 15 agosto infatti, a Ferragosto, si è disputata la Lagòlonga manifestazione sportiva di grande successo a tal punto che erano presenti anche persone di rilievo quali ad esempio il presidente del Coni.


Una grande veleggiata in cui l'orsetta ha avuto un buon risultato, 3° posto nei bivela di tutti i circoli del lago... peccato però per il prodiere (quel mostriciattolo con la cosa nella foto) che è riuscita a perdere per un soffio il secondo posto per una sistemazione poco corretta del fiocco...


Ad ogni modo chi si accontenta gode... e del terzo posto sono più che soddisfatta!!

Gioco del fungo by bastardidentro


venerdì 6 agosto 2010

Ritorno a viaggiare!


Tornata dalla meravigliosa località di Vieste.. che spettacolo!!

Una settimana di lavoro duro per sistemare tutto, in azienda stiamo facendo grandi pulizie d'estate in vista del trasloco al piano di sotto nonchè della ristrutturazione completa... tutto nuovo!!!

E tra poco devo correre a casa a fare la valigia... ancora mareeeeee! Vi lascio solo una foto piccolina... vediamo chi riesce ad indovinare verso dove volo questa volta....
nuovo anno... nuova isolaaaa!!
A dopo Ferragosto... ;)

giovedì 5 agosto 2010

Power balance...sarà solo una moda?



Finisce la regata e inizia la cena tra amici skipperisti... tra una battuta e l'altra ecco che appare al braccio di un amico in comune il primo power balance dell'estate... tra una battuta e l'altra ecco che ci si alza n piedi e si inizia a fare gli "esercizi/prove" per verificare la reale efficienza di questo piccolo oggettino in neoprene di cui ben poco si sa...
C'è chi parla di magneti studiati dalla nasa il cui segreto è tale quale quello della Coca Cola, chi riferisce che tale braccialetto è stato proibito ai windsurf in america in quanto considerato alla pari di un doping, dal momento che da maggior energia e stabilità... ma quale sarà la verità?


Power Balance è stato sviluppato con lo scopo di incrementare le prestazioni in modo semplice ed efficace. Questa tecnologia, usata da secoli nella medicina orientale, si sta espandendo sempre + in occidente, grazie ad un formato nuovo ed accattivante.
- In pratica:
Una forma primitiva di questa particolare tecnologia fu scoperta quando qualcuno, tempo addietro, raccolse una pietra e sentì un' energia che interagiva positivamente con il suo corpo, facendogli notare che quell' oggetto aveva uno speciale potere. Anche se può sembrar strano, la verità è che tutte le pietre rocce e cristalli hanno diverse frequenze che interagiscono con la terra. Gli studiosi di Power Balance hanno isolato alcune di queste frequenze positive e le hanno inserite nel " POWER BALANCE PERFORMANCE BOOSTER" ossia l' ologramma presente su tutta la gamma proposta da Power Balance... tutto ciò al posto di portarsi sempre dietro un mucchietto di sassi in tasca
- Migliora:
Equilibrio coordinamento forza resistenza flessibilità mal d'auto mal di mare...AND MORE


Nel frattempo sulla rete e nei vari telegiornali scorre la notizia di dell'istruttoria aperta dall'Antitrust per "possibile pratica commerciale scorretta" nei riguardi delle due società che distribiuscono il braccialetto Power Balance, vero must di questa estate. L'Antitrust ha chiesto alla Power Balance Italy e la Sport Town tutta quella documentazione scientifica che attesti le proprietà miracolose pubblicizzate, e cioè "equilibrio, forza, flessibilità" come si legge nel sito internet italiano di Power Balance.
Allo stesso tempo, sarebbe dimostrato perlomeno l'effetto placebo del prodotto, visto che moltissime persone giurano che appena indossato già si sentivano meglio.

Dal canto mio per intanto l'ho acquistato e utilizzato nella scorsa regata... moda o realtà? Chi lo sa, per intanto l'ho acquistato è trendy, è bello... ;P

Sole d'estate. meglio evitare le scottature..



Tutte le estati gli scaffali di supermarket e farmacie si riempiono di flaconi di crema solare. L’acquisto è divenuto in pochi anni un vero e proprio rito pre-vacanza: un viaggio tra decine di prodotti, stereotipi difficili da controllare e metodi più o meno efficaci ed economici non solo per schermarsi dai raggi UV ma per abbronzarsi in fretta. Abbiamo chiesto alcuni consigli “pre-esposizione solare” a Giampiero Girolomoni ordinario di Dermatologia clinica e direttore dell’unità operativa in Dermatologia clinica dell’Ospedale Maggiore di Verona.

Un posto al sole, è davvero per tutti o alcuni sono esclusi?

Il sole è come l’alcol, come il vino: a poche dosi va bene. In generale perché faccia bene ne basta poco. Il problema sostanziale è che l’abbronzatura viene proposta quale modello di uno stereotipo estetico positivo e l’essere “molto abbronzati” è divenuto un sinonimo di salute e benessere economico. Un presupposto di questo genere induce molte persone, che non possono permettersi un’esposizione graduale e continuata, a raggiungere l’ambita tintarella con modalità sciagurate.

E le conseguenze, quali i rischi di un’eccessiva esposizione ai raggi solari?

Fondamentale è evitare la scottatura: perché se reiterata favorisce il melanoma. La proporzione diretta dell’insorgenza del melanoma è infatti legata al numero di scottature. Ed assolutamente da evitare è la scottatura nei bambini. Il melanoma ha una relazione molto lenta e la latenza tra scottature e melanomi è di decenni. Bisogna considerare che come in tutti i tumori non è solo la scottatura la causa - ma solo uno dei fattori riconosciuti essenziali ed evitabile. In Australia, dove l’incidenza del melanoma è molto elevata, una strategia è stata quella di ridurre specificamente il livello di abbronzatura delle modelle che appaiono nelle riviste e nei manifesti: perché quello è il riferimento culturale. “Se ad un certo punto dicono che è desiderabile una donna con la pelle bianca piano piano la gente si adegua a quel modello”. Perché, chi l’ha detto che è bello essere abbronzati?

Quindi la soluzione è nello spalmarsi di creme solari?

In effetti un ulteriore aspetto di tutto questo parlare del “sole e non sole” è l’aver enormemente spinto il mercato delle creme antisolari. Una volta era una cosa rara che ci si mettesse le creme , adesso la gente le vuole, le cerca. È un atteggiamento sbagliato perché la gente si applica le creme per star di più al sole. Le persone utilizzano le creme non per scottarsi meno ma per rimanere maggiormente esposti. E siccome vi è la paura di non abbronzarsi ci si mette meno protezione di quanta ne sarebbe indicata. Perché la crema sia utile deve essere riposizionata spesso (almeno ogni due ore), ancor più spesso se il corpo suda o se si è a contatto con l’acqua. La crema ha senso quando si ha una patologia cutanea in cui il sole è “quasi” da evitare. Ma quelle sono eccezioni.

Niente crema e poco sole, ricordando che l'abbronzatura non è altro che la conseguenza di un meccanismo naturale di difesa della pelle. Quali i trucchi per evitare le scottature ai bambini?

Per il bambino deve essere messa una maglietta, protezione fisica non chimica. Una magliettina preferibilmente scura o colorata. Non bianca perché i raggi passano comunque attraverso le sue trame e mettere la “cremina” nei posti scoperti.

Prima di partire per le vacanze è utile un controllo dermatologico?

È un controllo che deve essere fatto regolarmente una volta all’anno ma senza allarmismi. Non ha senso fare il controllo dermatologico prima di partire.

fonte: http://www.univrmagazine.it/sito/vedi_articolo.php?id=593

mercoledì 4 agosto 2010

Daeson Creek_ecco che fine hanno fatto


Cosa fanno i protagonisti della mitica serie tv?


Il protagonista di ‘Dawson’s Creek’, l’indimenticabile James Van Der Beek (33 anni), si è sposato per la seconda volta. A rivelare la notizia è stato lo stesso attore, che ha postato un messaggio su Twitter per avvertire i suoi fan di essere convolato a nozze con Kimberly Brook, che aspetta un bambino da lui.

La notizia del matrimonio, avvenuto a Tel Aviv, ha fatto un certo scalpore, visto che la cerimonia si è svolta a una sola settimana di distanza dall’ufficializzazione del divorzio di James dalla prima moglie, Heather McComb.

A parte il matrimonio bis, forse non tutti sanno che James Van Der Beek continua la sua carriera di attore alternando partecipazioni a serie tv (come ‘One Three Hill’ e ‘Mercy’) ad interpretazioni in alcune pellicole cinematografiche.


Ma che fine hanno fatto gli altri protagonisti di ‘Dawson’s Creek’, serie ‘teen’ americana prodotta dal 1998 al 2003 che divenne un vero 'cult' per milioni di adolescenti?


Il personaggio che, dopo la fine della produzione del telefilm, ha guadagnato maggior fama è sicuramente Katie Holmes, che interpretava la dolce e profonda Joey Potter, l’amica più cara di Dawson Leary. Una volta chiusi i battenti di ‘Dawson’s Creek’, la Holmes, che ebbe anche una relazione d’amore con il collega Joshua Jackson (che nella serie aveva il ruolo di Pacey Witter), continuò la sua carriera cinematografica, cominciata nel 1997 con il film ‘Tempesta di ghiaccio’, interpretando vari film, tra cui ‘Batman begins’ (2005). In seguito all’incontro con Tom Cruise (da cui ha avuto la piccola Suri e con il quale si è sposata nel 2006, in Italia), la Holmes ha diradato le sue apparizioni al cinema, preferendo dedicarsi alla famiglia e al teatro.

Anche Joshua Jackson, che in ‘Dawson’s Creek’ interpretava Pacey Witter, grande amico di Dawson, dopo la fine della serie ha proseguito la sua carriera al cinema, partecipando a varie pellicole come ‘Cursed – Il maleficio’ (2005) e ‘Bobby’ (2006), e continuando a lavorare in televisione, come la serie tv ‘Fringe’, tuttora in produzione, in cui interpreta il ruolo di Peter Bishop. Jackson è sentimentalmente legato alla bellissima attrice tedesca Diane Kruger.


Sicuramente tutti ricorderanno la bionda Jen Lindley, che in ‘Dawson’s Creek’ faceva perdere la testa a Dawson, provocando molto dispiacere in Joey Potter, segretamente innamorata di lui. L’attrice che prestava il volto alla turbolenta Jen era Michelle Williams, che dopo la chiusura del telefilm si è dedicata quasi esclusivamente alla carriera cinematografica, partecipando a diverse pellicole tra cui ‘Brokeback Mountain’, nel 2004. Per il ruolo della moglie del protagonista, interpretato dal compianto Heath Ledger, con il quale Michelle intraprese una relazione che durò tre anni e dalla quale nacque una bimba, Matilda, la Williams fu candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista. Nel 2010, dopo aver partecipato a ‘Shutter Island’, film diretto da Martin Scorzese e interpretato da Leonardo Di Caprio, Michelle è la protagonista di ‘My week with Marilyn’ di Samuel Curtis, dove interpreta la grande Marilyn Monroe.

In ‘Dawson’s Creek’, uno dei personaggio più legati a Jen Lindley era la nonna, donna severa ma in fondo affettuosa, Evelyn 'Grams' Ryan, interpretata dall’attrice Mary Beth Peil (classe 1940), che nella sua carriera vanta la partecipazione a serie tv come ‘Law and Order’ e a pellicole come ‘Flags of our fathers’ di Clint Eastwood. Nel 2009 la Peil ha recitato in un episodio della serie ‘Fringe’, mentre nella stagione 2009-2010 è nel cast del serial ‘The good wife’, con protagonista Julianna Margulies (l’indimenticabile infermiera Hathaway di ‘E.R.’).

L’attrice Meredith Monroe interpretava invece il ruolo di Andy McPhee, sorella di Jack e ragazza costantamente alla ricerca di un equilibrio. Nel telefilm ha una lunga relazione d’amore con Pacey, ma il suo personaggio vive sempre in una situazione di instabilità emotiva, e per questo Andy soggriornerà anche in una clinica psichiatrica per qualche mese. Dopo la sua uscita dal telefilm (quarta stagione), Meredith Monroe è comparsa in alcune serie tv, per lo più come ‘guest star’ (ad esempio in un episodio di ‘Dr House’), ma anche come personaggio ricorrente (come in ‘Criminal Minds’, dove interpreta la moglie di Aaron Hotchner).

Infine, Kerr Smith, che interpretava il ruolo di Jack McPhee, amico di Dawson che presto si rende conto di essere omosessuale e per questo affronta non pochi problemi, dopo aver esordito nel 1995 sul grande schermo in ‘L’esercito delle dodici scimmie’, durante la produzione di ‘Dawson’s Creek’ ha partecipato a film come ‘Il club dei cuori infranti’ e ‘Final destination’, mentre in seguito l’abbiamo visto in ‘Road kill’ e ‘San Valentino di sangue in 3D’. La sua attività televisiva è molto ricca, visto che Smith ha partecipato negli anni a varie serie tv, come ‘Streghe’ (in cui ha avuto il ruolo di Kyle Brody) e ‘Eli Stone’ (in cui ha interpretato Paul Rollins). Nel 2010 è tra i protagonisti della serie tv ‘Life unexpected’, della rete americana CW, in cui recita nella parte di Ryan Thomas.



http://it.tv.yahoo.com/03082010/22/03082010115015.html

giovedì 22 luglio 2010

Inizia la MIA estate.


Sessione di giuno e luglio... laurea magistrale... esami finiti!!!! E passati...Finiti ovviamente per questa sessione... non sono proprio un genio e soprattutto ho un brutto vizio... di studiare con gusto ma senza rinunciare a ciò che mi piace!! Dopotutto, lavorando tanto non è sempre proprio facilissimo però ci siamo :)

Per questa sessione sono riuscita a raggiungere il C2 di Inglese, storia della lingua italiana, l'esame di Psicologia (che materia fantastica!!!!!!!!!!!!!!!!!) e Storia della linguistica con il mitico prof. Graffi!! Un linguista, un mito, un genio.. che proff!!! E anche con lui sono riuscita a chiudere gli esami con un 26. Non che io prenda molto in considerazione il voto, l'importante è imarare qualcosa di nuovo, ogni giorno qualcosa di più... quant'è bello studiare??? Ma soprattutto quanto è bello superare un esame... come un traguardo, poi un po' di relax fino a settembre..e di nuovo altri esami e poi pausa fino a gennaio... non mi posso lamentare dai...

Il lavoro procede ogni giorno al solito se non chè... settimana prossima FERIEEEEEEEEEEE!!! Chi viene al mare con me?? ;P Io , me stessa e io!!!!


A presto e buon mare, a me!!

giovedì 15 luglio 2010

Precariedad o éxodo, el dilema juvenil italiano

Periodo di esami esasperanti con un caldo record che difficilmente permette di concentrarsi e studiare... e così preparando un tema di spagnolo sulla disoccupazione ho notato un articolo in spagnolo ma comprensibile a tutti che finalmente dice come stanno le cose. Per fortuna che il libero arbitrio e la libertà di parola non sono più un'utopia....



  • Por Elisabetta Piqué
    Corresponsal en Italia


    ROMA.– Giulia Di Lemma, de 20 años, estudia ingeniería energética y no tiene dudas: una vez que se reciba, dejará Italia. “No veo un horizonte en este país”, dice, escéptica.

    Como la mayoría de los jóvenes italianos de entre 20 y 35 años, que hoy se definen como una “generación precaria”, Giulia vislumbra un futuro negro, agobiado.

    A diferencia de sus padres, que crecieron durante el boom económico de la posguerra y tenían un empleo estable, podían ahorrar, comprarse una casa, formar una familia y mejorar su nivel de vida, los jóvenes tienen hoy un presente más que difícil y un mañana totalmente incierto.

    Muchos eligen entonces el éxodo; otros llaman con insistencia a las generaciones adultas a reaccionar para que el futuro se despeje. Hoy si un joven italiano consigue empleo, es un trabajo precario, con contratos muy breves, a término. Esto significa inseguridad laboral, sueldo bajo y ningún tipo de derechos y garantías elementales (como enfermedad o vacaciones). Y, en consecuencia, la imposibilidad de pagar un alquiler, independizarse de la familia y de proyectar un futuro.

    Siempre se acusó a los jóvenes italianos de ser mammoni , es decir, de tardar más de la cuenta en dejar el nido materno porque es más cómodo quedarse en casa, donde la mamma cocina, plancha y malcría. Pero si la mayoría de los jóvenes, casi el 70%, se queda en lo de sus padres debe haber otra razón.

    "¿Cómo podés irte de tu casa sin un trabajo estable? Los sueldos que conseguimos los jóvenes ahora no te permiten ni siquiera pensar en dejar la familia", dice a LA NACION Giulia, que para pagarse la universidad estatal de La Sapienza (dos tasas de 400 euros por año), trabaja los días del fin de semana, de 17 a 24, en una pizzería de Ladispoli, una localidad en las afueras de Roma donde vive con su familia.

    Su amiga Serena Pacifico, harta de ser una "precaria" tras haber trabajado seis meses en un call center "como una esclava", decidió armar las valijas: "Me voy a Tenerife a trabajar de lo que sea, pero al menos dejo lo de mis padres y me divierto más que acá", dice.

    En octubre pasado, hubo un gran revuelo cuando el ministro de Economía, Tommaso Padoa Schioppa, dijo que "hay que sacar de casa a los bamboccioni (peleles)", al anunciar medidas de ayuda económica para los italianos de entre 20 y 30 años que alquilen vivienda.

    Poco después, datos del Istat (el Indec local), desmintieron al ministro y dieron razón a los bamboccioni . Según el instituto de estadísticas, son aproximadamente 5,5 millones, el 69,7% del total, los jóvenes de entre 20 y 30 años que viven con sus familias. "La salida de la casa de los padres es obstaculizada por los niveles de ingresos que, en más de los dos tercios de los casos, no superan los 1000 euros mensuales, y en casi un tercio no alcanzan los 500 euros", explicó Luigi Biggeri, presidente del Istat.

    Un welfare anómalo
    Pero esto no es todo. Despojados de cualquier tipo de protección, los jóvenes italianos se ven obligados a luchar contra la muralla de privilegios que el Estado de bienestar garantizó a sus padres y abuelos, pero que ahora les toca pagar a ellos.

    En este sentido, está el problema de las pensiones, es decir, el futuro por definición. Al respecto, no sólo podrán jubilarse recién a los 70 años, y no a los 57, como ocurre hoy, sino que además recibirán mucho menos dinero. Un empleado que se jubiló en 2005 cobra en promedio el 65% de su sueldo; si lo hace en 2015 ese porcentaje baja al 60%; en 2030, al 45%, y finalmente en 2045, al 34% del sueldo.

    Hay más. Sobre las cabezas de los jóvenes pende la espada de Damocles de la gigantesca deuda pública italiana (unos 80.000 euros por cabeza) y de la deuda jubilatoria (250.000 euros).

    Para Pietro Boffi, del Centro Internacional de Estudios para la Familia, el problema tiene que ver con la anomalía del " welfare a la italiana". "Somos el único país del mundo en el que los padres suplen las faltas del sistema, asegurando casa y comida a sus propios hijos hasta el umbral de los 40 años. Este es el motivo de la ambivalencia de fondo de la sociedad italiana y de por qué los padres son tan reticentes a la hora de largar su puesto de trabajo o la pensión", explica.

    Fenómeno de culto
    Lo cierto es que, más allá de los funestos datos económicos, lo que más desalienta a los jóvenes es el hecho de que en Italia no existe la meritocracia, sino que uno sólo puede hacer carrera si su familia tiene conexiones o las amistades "justas".

    La gran mayoría de los jóvenes es consciente de que sólo podrá acceder a un determinado cargo si tiene alguna raccomandazione , es decir, si recibe una "ayudita" de algún político o personaje importante, como indicaron varias encuestas.

    En este escenario, no sorprende que en el ciberespacio haya cientos de blogs en los que los jóvenes reaccionan y demuestran su profunda preocupación por este presente que les toca vivir.

    Federico Mello, clase 1977, fundador del popular sitio generazione.blog.it, puso en red el ensayo "Italia explicada a mi abuelo", un texto que luego se convirtió en un libro editado por Mondadori. Allí Federico denuncia la existencia de una "emergencia generacional" y la incapacidad por parte de la "gerontocracia al poder de pensar o imaginar el futuro".

    "¿Pero si te dijera la palabra «futuro», nonno , qué se te ocurriría? Decidí hablar contigo, nonno . Decidí intentar explicarte, nonno , en esta especie de carta abierta, en estas líneas escritas con el corazón, cómo nuestra amada Italia se ha metido en un remolino enloquecido, en el cual el futuro está prohibido", arranca el libro.

    Italia explicada a mi abuelo , un llamado a la innovación, a la renovación y al coraje necesario para idear nuevas respuestas para un futuro mejor y equitativo para todo el mundo, se convirtió en un fenómeno de culto. "Ojalá sirva para algo", dice Giulia, sin ocultar su descreimiento por lo que vendrá, al menos en Italia.

    En crisis

    El 69,7% de los italianos de entre 20 y 30 años todavía vive en la casa de sus padres, según cifras oficiales

  • Más de dos tercios de los jóvenes italianos asalariados gana menos de 1000 euros por mes y casi un tercio no alcanza un sueldo de 500 euros.

  • Un empleado italiano que se jubiló en 2005 cobra en promedio el 65% de su sueldo. Aquel que se jubile en 2045, sólo el 34%.

  • Los jóvenes italianos ya cargan con el peso de una deuda pública que equivale a 80.000 euros per cápita.

http://www.lanacion.com.ar/nota.asp?nota_id=969463

mercoledì 7 luglio 2010

I 5 (tipici) errori delle donne in amore

I tre copioni più comuni

Come entriamo in relazione intima con l’altro? Ecco i modi di procedere più frequenti. E il consiglio per evitare errori

L’EDERA: in questo copione, la donna desidera eccessivamente fondersi e confondersi con l’altro, è a suo agio con l’intimità ma non con l’autonomia, richiede costantemente eccessiva attenzione e rassicurazione, si preoccupa di non essere abbastanza interessante, tende a essere ipergelosa (magari nascondendo questo sentimento) e, per paura dell’eventuale solitudine, costruisce una serie di possibili future “alternative” alla relazione principale, “tenendo in caldo” altri potenziali partner. Cerca spesso di comunicare per tenere il controllo della relazione.
Come migliorare: guardarsi con occhi nuovi, sviluppare le proprie potenzialità. Dare al partner il tempo di entrare nella relazione.
L’ISTRICE: qui la donna ha paura di sentirsi oppressa e costretta nella relazione, è a suo agio con l’autonomia ma non con l’intimità. Ricerca continuamente occasioni sociali con amici e conoscenti pur di limitare le fasi private, che si riducono alla sessualità o alla routine quotidiana. Si lamenta della gelosia dell’altro e si preoccupa di garantirsi sempre una via di uscita dalle strettoie relazionali, dai litigi e dalle discussioni. Fa fantasie di allontanamento o interruzione del rapporto.
Come migliorare: favorire l’intimità col partner, per vedere l’effetto che fa (e restarne sorpresi), superando la propria prevenzione.
L’ALTALENA: la persona oscilla tra desiderio di fusione e desiderio di libertà, con comportamenti contraddittori ed emozioni contrastanti. Si alternano fasi di passione a fasi di noia ed evitamento, fantasie di felicità romantica all’infelicità coniugale senza vie di uscita. Grandi passioni a grandi pianti. Separazioni e riconciliazioni sono molto intense, sia nel bene sia nel male. Si ha la sensazione di non poter vivere bene né con partner né senza di lui.
Come migliorare: frenare l’entusiasmo e forzarsi un po’ quando si è abbattuti, cercando relazioni sociali anziché la solitudine.